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Romeo Mario Pepe |
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Articolo:
Cilento Corallo
di Romeo Mario Pepe
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Alcune foto sono state ritoccate con
colori ad acquarello da Gerardo Genovese. |
Nel nome è nascosto uno dei segreti di questa terra:
CiLento. L'"opportunità" fornita a questo territorio dalla mancanza di
attenzione da parte delle Regioni, delle Provincie, dei Governi nel
secolo scorso ha sicuramente aiutato queste terre a mantenersi aspre,
incolte, brulle, vagabonde. Storici palazzi chiusi a riccio da folte
vegetazioni, antiche mura di conventi trasformatesi in covi di serpenti,
chiostri invecchiati da mormorii ancestrali, altari rigati dalle rughe
delle preghiere, campanili senza voce, torri barcollanti aggrappate ad
un pezzo di cielo. Agli occhi di tutti, questi, oggi, sono pregi, tesori
da conservare e recuperare. |
Dai vetri macchiati di unto di un antico pullman marcato
Giuliano guardavo gli ulivi invocare straziati la luce, osservavo sconcertato i
dirupi ricoperti di profumatissime ginestre, m'inebriavo affondando lo sguardo
in un mare azzurro e lontanissimo, poi all'improvviso sbucava sulla strada un
gruppo di case e l'autista snocciolava i nomi dei paesi, Torchiara, Rocca, Vatolla, Perdifumo. La storia finì bene, la ragazzina
oggi è mia moglie e grazie alle visite, per lo più estive, delle zone
dei monti cilentani m'innamorai di questa terra. Rude come gran parte dei suoi inossidati abitanti. Sulle
facce degli anziani puoi leggere ancora il vento dei secoli scorsi, puoi
scorgere la meraviglia del primo giorno di un telefono, di un televisore, della
stessa corrente elettrica. Poi un'occasione speciale mi capitò un giorno
d'estate, ero a pisolare sotto un Gelso, quando un amico appassionato mi chiese
di realizzare insieme un libro di itinerari turistici del Cilento, era un giugno
di quindici anni fa. Quell'estate fu indimenticabile. Girammo per paesi che
sembravano, o forse lo erano ancora, dei feudi, chiusi come lumache nei loro
gusci, a volte sembravano abbandonati, ma se ti guardavi attentamente intorno,
potevi scorgere occhi neri spuntare dietro tendine ricamate, cappelli di lana
dietro muli carichi di fascine, sentivi la voce di qualche donna, vestita di
nero per un lutto antico, che in un dialetto quasi incomprensibile richiamava
qualche ragazzino. Scoprii Chiese splendide, Palazzi baronali, Conventi,
Chiostri, scattai oltre trecento fotografie. Imparai la storia di questi luoghi
e della gente, delle continue dominazioni, dei Sanseverino, che con fortune
alterne perdevano e riconquistavano queste terre nel corso dei secoli, fino a
quando tutto il Cilento fu diviso in feudi e venduto o regalato a nobili
spagnoli e pubblici funzionari che attraverso i loro vassalli sfregiarono case,
cose e uomini non lasciando altra possibilità agli abitanti locali che il
brigantaggio. L'unificazione d'Italia, o se vogliamo l'imposizione
dell'unificazione d'Italia, non giovò ai cilentani che perseguitati come
briganti non videro mai uno stato democratico vicino le loro esigenze. I
contadini non riebbero le terre e le condizioni viarie mai furono rese agibili.
Alla fine il libro fu realizzato da Angelo Di Matteo, della proloco di Mercato
Cilento e con quelle foto realizzai due mostre ma poi, come il Cilento quasi ti
costringe, le foto finirono in un cassetto e non ne uscirono più.
Oggi le attenzioni per l'ormai noto Parco del Cilento e del Vallo di Diano sono
tante, per alcuni locali anche troppe, abituati come da sempre a fare da soli.
Perfino l'unione con il Vallo di Diano nella scelta del nome fa irritare
qualcuno. La Costa, che al tramonto si veste di corallo, sembra di un'altra
parte del mondo rispetto alla più nota costiera amalfitana, eppure solo qualche
centinaio di chilometri le separa. Le iniziative si moltiplicano, si svolgono
rassegne di concerti, le zone marine d'estate sono addirittura troppo affollate,
ma se ci si addentra, le scoperte non mancano. Questi luoghi si dibattono fra
tentativi di ammodernamento e conservazione del proprio patrimonio umano e
artistico, ma basta recarsi in piccoli borghi, come Casigliano o San Mango, per
leggere a chiare lettere che il Cilento è un mondo chiuso sotto una boccia di
vetro: ti sembra di capirlo, di conoscerlo ma non riesci mai a penetrarlo fino
in fondo.