Romeo Mario Pepe


Articolo: Cilento Corallo
di Romeo Mario Pepe
 

foto del Cilento
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Alcune foto sono state ritoccate con colori ad acquarello da Gerardo Genovese.
1) Palazzo Materazzi (Serramezzana)
2) Palazzo Vargas (Vatolla)
3) Castello di Rocca Cilento
4) Chiostro del Convento di Mercato Cilento
5) Palazzo D’Alemania-Capano (Pollica)
6) Palazzo De Stefano (Ogliastro)

Nel nome è nascosto uno dei segreti di questa terra: CiLento. L'"opportunità" fornita a questo territorio dalla mancanza di attenzione da parte delle Regioni, delle Provincie, dei Governi nel secolo scorso ha sicuramente aiutato queste terre a mantenersi aspre, incolte, brulle, vagabonde. Storici palazzi chiusi a riccio da folte vegetazioni, antiche mura di conventi trasformatesi in covi di serpenti, chiostri invecchiati da mormorii ancestrali, altari rigati dalle rughe delle preghiere, campanili senza voce, torri barcollanti aggrappate ad un pezzo di cielo. Agli occhi di tutti, questi, oggi, sono pregi, tesori da conservare e recuperare.
Io ho conosciuto questi monti a diciassette anni. Amavo una ragazzina che d'estate andava a Mercato Cilento, e così un giorno, da Salerno partii in autostop. Arrivai dopo diverse ore fino ad Ogliastro Marina poi notando che gli automobilisti mi guardavano come un marziano decisi di prendere un autobus locale.

Dai vetri macchiati di unto di un antico pullman marcato Giuliano guardavo gli ulivi invocare straziati la luce, osservavo sconcertato i dirupi ricoperti di profumatissime ginestre, m'inebriavo affondando lo sguardo in un mare azzurro e lontanissimo, poi all'improvviso sbucava sulla strada un gruppo di case e l'autista snocciolava i nomi dei paesi, Torchiara, Rocca, Vatolla, Perdifumo. La storia finì bene, la ragazzina oggi è mia moglie e grazie alle visite, per lo più estive, delle zone dei monti cilentani m'innamorai di questa terra. Rude come gran parte dei suoi inossidati abitanti. Sulle facce degli anziani puoi leggere ancora il vento dei secoli scorsi, puoi scorgere la meraviglia del primo giorno di un telefono, di un televisore, della stessa corrente elettrica. Poi un'occasione speciale mi capitò un giorno d'estate, ero a pisolare sotto un Gelso, quando un amico appassionato mi chiese di realizzare insieme un libro di itinerari turistici del Cilento, era un giugno di quindici anni fa. Quell'estate fu indimenticabile. Girammo per paesi che sembravano, o forse lo erano ancora, dei feudi, chiusi come lumache nei loro gusci, a volte sembravano abbandonati, ma se ti guardavi attentamente intorno, potevi scorgere occhi neri spuntare dietro tendine ricamate, cappelli di lana dietro muli carichi di fascine, sentivi la voce di qualche donna, vestita di nero per un lutto antico, che in un dialetto quasi incomprensibile richiamava qualche ragazzino. Scoprii Chiese splendide, Palazzi baronali, Conventi, Chiostri, scattai oltre trecento fotografie. Imparai la storia di questi luoghi e della gente, delle continue dominazioni, dei Sanseverino, che con fortune alterne perdevano e riconquistavano queste terre nel corso dei secoli, fino a quando tutto il Cilento fu diviso in feudi e venduto o regalato a nobili spagnoli e pubblici funzionari che attraverso i loro vassalli sfregiarono case, cose e uomini non lasciando altra possibilità agli abitanti locali che il brigantaggio. L'unificazione d'Italia, o se vogliamo l'imposizione dell'unificazione d'Italia, non giovò ai cilentani che perseguitati come briganti non videro mai uno stato democratico vicino le loro esigenze. I contadini non riebbero le terre e le condizioni viarie mai furono rese agibili.

Alla fine il libro fu realizzato da Angelo Di Matteo, della proloco di Mercato Cilento e con quelle foto realizzai due mostre ma poi, come il Cilento quasi ti costringe, le foto finirono in un cassetto e non ne uscirono più.

Oggi le attenzioni per l'ormai noto Parco del Cilento e del Vallo di Diano sono tante, per alcuni locali anche troppe, abituati come da sempre a fare da soli. Perfino l'unione con il Vallo di Diano nella scelta del nome fa irritare qualcuno. La Costa, che al tramonto si veste di corallo, sembra di un'altra parte del mondo rispetto alla più nota costiera amalfitana, eppure solo qualche centinaio di chilometri le separa. Le iniziative si moltiplicano, si svolgono rassegne di concerti, le zone marine d'estate sono addirittura troppo affollate, ma se ci si addentra, le scoperte non mancano. Questi luoghi si dibattono fra tentativi di ammodernamento e conservazione del proprio patrimonio umano e artistico, ma basta recarsi in piccoli borghi, come Casigliano o San Mango, per leggere a chiare lettere che il Cilento è un mondo chiuso sotto una boccia di vetro: ti sembra di capirlo, di conoscerlo ma non riesci mai a penetrarlo fino in fondo.