|
Romeo Mario Pepe |
|
|
![]() |
Articolo:
Fontane di Salerno
di Romeo Mario Pepe
![]()
Foto 1: Fontana delle
Fornelle |
“Correva” (e non so perché) il 1982 ed appena ventenne cercavo di “capire” la città in cui vivevo. Il ’68 era finito apparentemente, i Figli dei fiori pure e una intera generazione non sapeva se c’era qualcosa da combattere. Fu proprio quel disinteresse generale che mi spinse a guardarmi intorno. La passione per la foto era già da tempo cominciata e girovagando per la città mi incuriosivano le “fontane” (tale curiosità tempo dopo avrà anche importunato le riflessioni dell’onorevole De Luca). Lo smarrimento lo avevo avuto, a mia insaputa, nel Duomo di Salerno. Vedevo questo atrio spettacolare, le Statue, il Campanile (sul numero di febbraio c’era un ampio servizio sul Duomo, andate a rileggervelo…) e mi chiedevo: ma perché questa fontanina, questa cosuccia misera, sembrava una pozzanghera, buttata lì, così. Un cavallo indomito mi spinse allora a capire di più. Armato di macchina fotografica cominciai a girare per la città e immortalai tutte le fontane o quegli apparati cementizi che proiettavano acqua. Raccolte le foto fu d’obbligo la permanenza di due giorni nella Sovrintendenza per raccogliere le notizie storiche e lì scoprii l’aberrante notizia: la fontana del Duomo di Salerno se la godono a Napoli (grazie a Ferdinando I di Borbone), nella Villa Comunale e ci sono pure le “paparelle”. Per carità niente campanilismi! Ma se è nostra, datecela. (in fondo fu presa solo per punire i salernitani che avevano partecipato ai moti di Nola nel 1820). |
In questo secolo sono ritornate al loro posto statue, obelischi, quadri, vogliamo litigare per una fontana? Napoli non ha certo bisogno di quel “piatto granitesco di otto metri”: già così è una della città più ricche d’arte al mondo. Ma le sorprese non finirono quando scoprii che in fondo proprio del Duomo non era perché nel Duomo ce l’avevano portata (Roberto il Guiscardo) recuperandola da Paestum! Ma siamo sicuri, a questo punto, che quelli di Paestum non l’avessero presa da qualcun altro? Mi piace immagine che il 25 settembre del 2025, esattamente dopo duecento anni dalla sua trafugazione dal Duomo, la fontana ritornerà ad abbellire il nostro atrio millenario, ma è solo una fantasia.
Le mie ricerche comunque finirono lì però ne nacque una mostra, qualche articolo sul mattino e molti visitatori. Tempo dopo anche la Scuola media di Mercatello realizzò una mostra sulla “fontana perduta” e se ben ricordo ci fu anche una richiesta formale per la fontana ma ad oggi nel Duomo c’è la vaschetta dei pesciolini e “le paparelle” giocano al sole di Mergellina. Sarebbe giusto porre, anche in un cantuccio, nell’atrio del Duomo, una piccola lapide con foto: “questa è la fontana che è apparsa agli occhi dei salernitani e dei fedeli che da tutta Europa giungevano nella Salerno ottocentesca: ai posteri l’ardua sentenza”.
Foto 1: La Fontana delle Fornelle sec
XVII – XVIII ignoto – Piazza Matteo d’Ajello.
Su un piccolo gradino si leva una vasca di forma ovale divisa in riquadri
inseriti tra due lisce cornici di pietra. All’interno della vasca, su due
basamenti di pietra quadrati, sono fissate due brocche di ferro leggermente
inclinate verso l’esterno. Il rione delle Fornelle si formò probabilmente
all’inizio del IX secolo ed ospitò gli amalfitani fatti prigionieri dal principe
Sicardo. La fontana è da sempre il simbolo del rione ed è gelosamente custodita
dagli abitanti.
Foto 2: La Fontana di Don Tullio sec XVIII – XIX ignoto –
Villa Comunale.
La fontana è composta da una vasca semicircolare su un basamento di tre gradini
e di un bel dorsale con una cavità centrale fra i due pilastri a paraste a fasce
bianche che reggono una robusta trabeazione, terminante con un fastigio
mistilineo ornato di tre globi e dello stemma del Comune. Al centro della
cavità, su uno scoglio è inserito un fanciullo che stringe un’oca (come potete
osservare non c’è più). In occasione dell’inaugurazione della nuova via della
Marina, nei primi dell’ottocento, la fontana fu sistemata in fondo ad un ampio
piazzale là dove era la Villa Comunale, con le spalle rivolte al mare. Poi con
la costruzione della Nuova Villa Comunale, dopo il 1870, la fontana fu spostata
più giù, verso la spiaggia, finchè, nel 1923, venne definitivamente (chissà)
collocata nel posto e nella posizione in cui è oggi. Sembra che in origine, fra
i due pilastri vi fosse un busto, ritenuto di Esculapio, ma, intorno alla metà
dell’Ottocento la fontana fu restaurata e trasformata ed il busto sostituito con
il fantomatico putto. Riguardo al nome con cui è conosciuta, si pensa che Don
Tullio, potrebbe essere stato un nobile donatore, non meglio identificato.
Foto 3: la Fontana del Monumento alla Madonna ed a San
Matteo sec XX Antonio Berti – Piazza della Concordia
L’artista, il prof. Berti, di Sesta Fiorentino, è anche l’autore del monumento
ad Evita Peron in Argentina. La statua della Madonna è stata realizzata in
bronzo e dorata a fuoco. L’Arcivescovo Demetrio Moscato volle il monumento per
il millenario di San Matteo ma non fu possibile. Il progetto fu realizzato
dall’ing. Aniello Amendola. Il suo costo fu di lire 27.655.296 e la sua altezza
è di 19.27 metri. Fu inaugurata il 27 febbraio del 1963 dal sindaco Alfonso
Menna.
Foto 4: La Fontana di largo Montone sec XVII ignoto Via
Trotola de Ruggiero
La fontana sorge a ridosso di una bassa costruzione quadrata che contiene il
pozzo. La facciata a mattoni rossi, è abbellita da quattro lesene bianche, due
lisce e due a fasce orizzontali. Al centro c’è un mascherone dalla cui bocca
parte un cannello metallico. La vasca è semicircolare e sorge su due scalini.
Questo antichissimo laghetto si trova in quella zona che era detta “Planum
montis” cioè in quella parte pianeggiante della città alle falde del Monte
Bonadies.
Foto 5: La Saliera di Don Peppino Bellotti sec XIX ignoto
Via Indipendenza Piazzetta Alario
La vasca circolare sorge su tre gradini. Dal centro di essa, su un altro
basamento poligonale, si alza una coppa, dal robusto piede che porta delle
incisioni verticali sul fusto e due scudi marmorei a cartoccio con le insegne
del Comune. La fontana nella Piazzetta Alario è lì fin dal secolo scorso ed è
definita dal De Angelis “La Saliera di Don Peppino Bellotti”.
Foto 6: La Fontana del Campo sec XVII ignoto Piazza Largo
Campo
Il De Angelis, seguito poi da altri, l’ha giustamente valutata del Seicento per
i mascheroni, le semipignatte superiori e le modanature dei gradini che ripetono
l’andamento del parapetto. Se si guarda attentamente la fontana si nota che le
paraste sono a sezione quadrata e si allontanano dalla tipologia barocca che le
vuole, in genere, lisce; la vaschetta sul piastrino nel nicchione, ammesso che
sia coeva alla costruzione, ricorda soluzioni neoclassiche nella sua perfetta
geometria mentre la vasca è arrotondata. Nella foto (scattata circa nel 1982)
erano presenti nella parte superiore dei vasi ornamentali che da tempo erano
scomparsi ma mentre andiamo in stampa la televisione locale ci informa che sono
stati ritrovati e che presto verranno ricollocati al loro posto (un caso di
sanasocietà).
Foto 7: Fontana Tenna sec XVII – XVIII ignoto Piazza Abate
Conforti
La vasca di forma ottagonale, sorge su un basamento a tre gradini. Le facce
dell’ottagono presentano un semplice disegno a riquadri. All’interno della vasca
sono distribuiti simmetricamente quattro delfini in metallo mentre al centro si
alza una vaschetta in metallo a forma di coppa sorretta da un alto piede
scanalato e rastremato che termina in un disegno di bocciolo. Tutti gli studiosi
salernitani (a cominciare dal Mazza che scriveva nel secolo XVII) ritengono che
in questa piazza era ubicato il Foro della Salerno Romana.
Foto 8: La Fontana in palazzo Ruggi D’Aragona Sec XVIII
ignoto Via Tasso, 48. Il Palazzo è opera del Sanfelice.
La ricca fontana è costituita da una vasca semicircolare, abbellita sul
davanti da uno stemma a cartoccio con un leone rampante. Sulla vasca si apre una
nicchia ampia con pareti di pietra grezza a simulare una grotta. Nella cavità
centrale è inserito un gruppo raffigurante divinità e mostri marini; al centro è
posto Nettuno.
Foto 9: La Fontana della tazza di Porfido sec XVII(?)
ignoto Villa Comunale di Napoli
La Fontana detta “delle paparelle”, per le anatre bianche che un tempo nuotavano
nella grande vasca, lega la sua storia alla costruzione del “Real passeggio di
Chiaia”. Voluto da Ferdinando IV di Borbone per dare decoro al quartiere di
Chiaia, che progressivamente si era andato ampliando sino a diventare uno dei
dodici della città, il “passeggio”, noto oggi come Villa Comunale, prevedeva
cinque viali delimitati da tigli, e si estendeva, nella prima fase della sua
realizzazione, sino all’attuale Cassa Armonica. A partire dal 1778 Carlo
Vanvitelli ne curò la realizzazione. Nel 1781 la “Villa” venne inaugurata e
destinata solo a chi fosse “decentemente vestito”, e aperta solo il giorno di
Piedigrotta all’intera popolazione. I viali si andarono dotando di elementi di
arredo; nel 1789 venne collocato nel viale centrale, dove oggi sorge la nostra
fontana, il gruppo marmoreo del Toro Farnese, proveniente da Roma. L’eccezionale
gruppo plastico, dotato di un sistema idraulico, contribuì ad animare la vita
della villa sino a quando nel 1825, non trovò una più giusta ed adeguata
collocazione nel palazzo dei Regi Studi, divenuto poi Museo Nazionale. SI
provvide a sostituire il gruppo marmoreo con una grande vasca di pietra
granitica, proveniente dal Duomo di Salerno, rinvenuta in antico nella zona di
Paestum. La sistemazione definitiva, e che corrisponde a quella attuale, fu data
qualche anno più tardi dall’architetto luganese Pietro Bianchi, che intervenne
nel grande bacino dotandolo di quattro leoni marmorei che oggi reggono la grande
vasca.
Foto10
Disegno dell'antica fontana del Duomo di Salerno prima dello spostamento
a Napoli